SISMA BONUS: come ottenerlo

Il cosiddetto Sisma bonus è applicabile da oltre un anno e mezzo, ma ancora se ne parla a bassa voce; dunque, a che punto siamo oggi? Facciamo il quadro della situazione.

L’Agenzia delle Entrate ha dichiarato infatti che gli interventi consistenti nella demolizione e ricostruzione di edifici adibiti ad abitazioni private o ad attività produttive possono essere ammessi alla detrazione, sempre che concretizzino un intervento di ristrutturazione edilizia e non un intervento di nuova costruzione.

Considerando che oltre l’80% del patrimonio edilizio del nostro Paese è costruito in assenza di normative antisismiche, è giunto il momento di darsi da fare, anche perché conviene!

I contribuenti che eseguono interventi per l’adozione di misure antisismiche sugli edifici possono detrarre una parte delle spese sostenute dalle imposte sui redditi.

La detrazione può essere richiesta per le somme spese nel corso dell’anno e può essere ceduta se relativa a interventi effettuati su parti comuni di edifici condominiali. La percentuale di detrazione e le regole per poterne fruire sono diverse a seconda dell’anno in cui la spesa viene effettuata. Sono concesse detrazioni più elevate quando alla realizzazione degli interventi consegua una riduzione del rischio sismico.

Per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 spetta una detrazione del 50%, che va calcolata su un ammontare massimo di 96.000 euro per unità immobiliare (per ciascun anno) e che deve essere ripartita in cinque quote annuali di pari importo. La detrazione è più elevata (70 o 80%) quando dalla realizzazione degli interventi si ottiene una riduzione del rischio sismico di 1 o 2 classi e quando i lavori sono stati realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali (80 o 85%).

Vuoi conoscere i passi da seguire per richiedere l’agevolazione? Contattaci.

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Fatture B2B: i ritardi e l’effetto domino

Fatture B2B: i ritardi e l’effetto dominoIn Italia, i tempi di incasso fatture commerciali sono ancora molto lunghi compromettendo la liquidità delle aziende. Le aziende a corto di liquidità tendono a ritardare ulteriormente i pagamenti dei propri fornitori, quindi inevitabilmente si crea un effetto domino che mette a forte rischio il credito commerciale.

È stato da poco pubblicato uno studio (rapporto annuale Barometro Atradius) che conferma questo andamento.

Secondo quanto emerso, i ritardi derivanti dal mancato rispetto delle tempistiche di pagamento su fatture commerciali costringe il 21,6% delle aziende italiane ad adottare contromisure specifiche per correggere il flusso di cassa e a ritardare i pagamenti nei confronti dei propri fornitori, mentre il 18,4% ha dovuto richiedere un’estensione dello scoperto di conto bancario. Nel primo caso uno degli effetti potrebbe essere un eccessivo stress tra azienda e fornitore che, se esasperato, sfocia in contenzioso. Nel secondo caso le aziende contraggono un prestito bancario appesantendo la propria esposizione debitoria.

Per contrastare il fenomeno, Aris propone una soluzione innovativa e veloce.

Vieni a scoprire la soluzione di Aris!

 

 

 

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Mutui: si allungano i tempi delle banche per l’erogazione

Il tempo che trascorre tra la richiesta di mutuo e l’effettiva erogazione si sta dilatando. Le banche, in fase di erogazione dei mutui, temporeggiano tenendo in standby numerosi clienti che hanno fatto anche da oltre due mesi la domanda di concessione del prestito ipotecario.

Molti istituti, anche tra i più strutturati, non hanno fretta in questa fase a completare l’iter che porta al completamento del mutuo. Di solito alla richiesta di informazioni da parte del cliente fa seguito il preventivo della banca, poi si passa all’istruttoria attraverso la quale l’istituto valuta livello di solvibilità dell’aspirante mutuatario.

Superata l’istruttoria c’è la perizia sull’immobile. Un dettaglio non da poco perché dalla valutazione dell’immobile dipende anche il finanziamento in base al valore dell’immobile.

In poche parole, per arrivare all’erogazione effettiva, Il numero di giorni medi risulta essere cresciuto dagli 81 giorni del 2016 ai 102 giorni dell’anno in corso.

Ma quali sono le cause principali di questi ritardi? Ne possiamo individuare sostanzialmente tre:

  1. L’incertezza dei mercati finanziari legati all’approvazione della legge di bilancio da parte della Commissione Europea;
  2. La scelta delle banche di mantenere tassi ai minimi storici e quindi effettuare una selezione particolarmente oculata dei nuovi mutuatari;
  3. Il peggioramento generale del servizio offerto: i feed-back dal mercato sono negativi, in quanto i consumatori lamentano la necessità delle banche di inserire nel mutuo polizze assicurative abbinate all’operazione.

Contattateci per sapere come ridurre i tempi in modo intelligente!

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Instagram per la tua azienda? Ecco come e perché….

Instagram per la tua azienda? Ecco come e perché….

Come sicuramente saprai Mark Zuckerberg sta puntando moltissimo sulla piattaforma Instagram… e tu lo stai usando per il tuo business?
Instagram infatti non è semplicemente una piattaforma di condivisione foto, utilizzata solamente da influencer e fotografi: è decisamente molto di più!!!

È diventato un canale di condivisione dei contenuti decisamente senza eguali…

Pensa che viene utilizzato dalle grandi aziende sia come canale di promozione che come canale di fidelizzazione dei propri clienti…
Per esempio con una serie di stories da 15 secondi l’una non è così difficile raggiungere un pubblico di migliaia di persone.

Contattaci per scoprire come sfruttare a pieno anche la pubblicità (eh si anche con instagram puoi sponsorizzare i post e le stories!).

Un nostro consulente ti consiglierà anche come utilizzarlo in maniera strategica ed integrata per promuovere anche gli altri tuoi canali come Youtube, il tuo sito web, la tua pagina Facebook, la tua community e far crescere il tuo business

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Bonus Pubblicità: come ottenerlo

Bonus PubblicitàAl via la possibilità di richiedere il Bonus Pubblicità: modelli e scadenze per l’invio della documentazione relativa agli investimenti incrementali effettuati nel 2017 e 2018.

L’agevolazione è riservata a imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali che hanno effettuato, o intendono effettuare, nel 2018 investimenti pubblicitari incrementali sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali.
Sulla spesa incrementale sostenuta dall’impresa o dal lavoratore autonomo l’importo del credito d’imposta spettante sarà pari al 75%, elevato al 90% per le microimprese, PMI e startup innovative.

Entro il 22 ottobre le imprese che risultano in possesso dei requisiti necessari alla fruizione del credito d’imposta per gli investimenti incrementali effettuati in pubblicità (c.d. Bonus Pubblicità), devono inviare la documentazione richiesta per ottenere l’agevolazione.

Non perdete questa occasione, contattateci per maggiori informazioni!

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USURA ORIGINARIA: SI CONSIDERA ANCHE IL TASSO DI MORA

 

Si parla di usura originaria anche quando a sforare il tasso soglia sia l’interesse moratorio!

E’ la Cassazione a dirlo (4/10/17) attraverso un’ordinanza con cui rigetta l’ammissione al passivo dell’intera pretesa creditoria dell’Istituto bancario, limitandone il diritto alla sola sorte capitale (escludendo, dunque, l’intera componente di interesse).

Come noto, si è a lungo dibattuto sull’applicazione della legge 108/96 all’intera categoria di interesse (corrispettivo e di mora), e su quella dell’articolo 1815, che sanziona la promessa usuraria con la gratuità del rapporto.

Dopo un avvicendarsi di sentenze di merito contrastanti, finalmente la Cassazione si pronuncia, ribadendo la generalità della  previsione normativa, ove si prevede che la fissazione di un tasso soglia oltre il quale gli interessi pattuiti debbono essere considerati usurari il carattere, riguarda sia gli interessi corrispettivi che quelli moratori.

Analogamente, ribadisce il carattere sanzionatorio dell’art. 1815, secondo il quale se sono promessi interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Un altro colpo della giurisprudenza a discapito del sistema bancario, che già si trova a fronteggiare le richieste di risarcimento dei mutuatari.

Arisnet  sottolinea l’importanza di un tentativo di composizione bonaria della vicenda, ed invita privati e imprese a fare effettuare una verifica sul proprio mutuo.

 

Di Alice Rametta

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BANCA CHIAMATA IN GIUDIZIO OPTA PER UNA TRANSAZIONE

Ci troviamo nel nord est italiano, dove dinanzi al Giudice si arriva ad una transazione.

I nostro Cliente conveniva in Giudizio per affermare le sue ragioni di fronte al comportamento scorretto della sua Banca: interessi anatocistici e usurari è l’accusa mossa nei confronti dell’Istituto sul suo conto corrente.

L’attività del Consulente d’Ufficio CTU conferma la nostra tesi, confermando le irregolarità commesse dalla Banca nella condotta del rapporto di credito.

E’ qui che l’Istituto viene a miti consigli, riconoscendo la non convenienza ad arrivare ad una sentenza di condanna, optando dunque per un tentativo conciliativo.

Orbene, dopo scambi di proposte, i nostri Consulenti e Legali arrivano ad un accordo che riconosce al nostro Cliente una somma superiore a quella richiesta in sede di contestazione. La soluzione migliore per il nostro Cliente, e il male minore per la Banca.

Continuano i successi nelle storie di Arisnet. Privati e aziende trovano il giusto beneficio nel contenzioso bancario.

 

di Alice Rametta

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Quando le riunioni diventano una perdita di tempo

Le riunioni in ufficio? Sono spesso una perdita di tempo ampiamente utilizzata dai manager mediocri.

Nella mia esperienza prima di manager e poi da imprenditore  ho potuto constatare come organizzare riunioni poco produttive e spesso anche inutili a molti dei partecipanti sia un fenomeno molto diffuso soprattutto  in quelle aziende dove maggiormente si  riscontrano problemi organizzativi e di mancanza di  focus sui processi e dove la leadership è poco definita.

Più persone sono presenti un una riunione meno produttiva questa sarà.

I piccoli gruppi di lavoro riducono il rischio di incappare in elementi che distruggono la creatività.

Le regole di ingaggio e di partecipazione alla riunione devono essere chiare e condivise. E’ necessario essere certi che l’obiettivo della riunione  sia chiaro a tutti, QUALE DEVE ESSERE L’ESITO DELLA RIUNIONE E QUANTO DEVE DURARE LA RIUNIONE STESSA.

In un suo articolo il boss di Amazon, Jeff Bezon, ha parlato della regola delle ‘’due pizze’’….. mai organizzare un incontro/riunione se due pizze non potrebbero sfamare l’intero gruppo.

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Trasparenza bancaria: un focus sui tassi variabili

La giustizia italiana segna un altro colpo a discapito del sistema bancario, riportando l’attenzione sulle regole della trasparenza bancaria spesso poco rispettate dagli operatori del sistema bancario.

Pertanto, sono nulle le clausole che non prevedono meccanismi univoci nella determinazione degli interessi.
Ci troviamo a Udine, dove il Tribunale (sentenza n. 650/2017) ha assecondato la richiesta di un privato di restituzione della parte degli interessi calcolati secondo un meccanismo di indicizzazione poco chiaro e non univoco, il quale lasciava ampio spazio di interpretazione e manovra al momento del calcolo della quota indicizzata.
Il tribunale in questione, infatti: “dichiara la nullità, per quanto di ragione, del combinato disposto delle “Condizioni particolari” D) e L) del contratto stipulato fra le parti (…) con cui sono disciplinate le modalità di variazione futura della misura dei canoni mensili per effetto di due criteri di indicizzazione” .
E ancora: “condanna la convenuta a restituire a controparte la somma effettivamente ricevuta in modo indebito per i titoli nulli (……)” nonché “condanna, altresì, parte convenuta a rimborsare all’ attrice le spese di lite (…)”.
Le clausole suddette, infatti, non permettevano di conoscere in ogni momento l’importo del capitale residuo da restituire, determinando la scarsa chiarezza delle condizioni economiche applicate al contratto in questione.
Spesso ci troviamo a fare i conti con clausole poco chiare o dubbie. Eppure le regole della trasparenza bancaria sono molto chiare:
I contratti indicano il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali oneri di mora. Sono indicate, oltre alle commissioni spettanti all’ intermediario, le voci di spesa a carico del cliente, ivi comprese le spese relative alle comunicazioni di cui alla sezione IV del presente provvedimento (Comunicazioni alla clientela). Il contratto riporta tutte le condizioni applicate, incluse le condizioni generali di contratto sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati.
Allora perché i contratti sono d frequente carenti di chiarezza nell’ indicazione delle spese, del taeg, della rata o del meccanismo di calcolo degli interessi?
Arisnet affianca i propri clienti nella verifica della regolarità delle clausole sottoscritte e nella trattativa per la sistemazione delle posizioni poco chiare.

di Alice Rametta

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Occorre cambiare modo di cambiare

Occorre cambiare modo di cambiare

Occorre cambiare il modo di cambiare.

Da Eraclito ad Einstein e Darwin, dalla sociologia all’economia, senza tralasciare le più recenti indagini di IBM e Fortune , il “cambiamento” è una tematica tanto trasversale quanto attuale.

Le statistiche sui cambiamenti nelle aziende sono emblematici: il 70% dei progetti di cambiamento fallisce ed il rimanente 30% è prerogativa delle stesse aziende che imparano a cambiare e che fanno della capacità e cultura del cambiamento un fattore di vantaggio competitivo.

La longevità delle aziende poi è in continua diminuzione: 429 aziende che nel 1955 erano nella lista Fortune 500 non c’erano più nella stessa lista 50 anni dopo. E il dato è in peggioramento: solo metà delle aziende presenti nella lista Fortune 500 di dieci anni fa è presente ancora oggi.

Non solo motivi economici. Ma si tratta di una questione sia antropologica che culturale.

Se non si cambia la cultura infatti, cioè la mentalità e i comportamenti quotidiani, e non si fa della persona l’elemento centrale e abilitante, il cambiamento è destinato a fallire o nel migliore dei casi il cambiamento non diventerà un nuovo “standard” e l’organizzazione regredirà su posizioni precedenti.

Purtroppo cambiare la cultura di un’organizzazione in generale e di un’azienda in particolare, richiede tempo, alcuni studi indicano da 2 a 4 anni in funzione delle caratteristiche dell’organizzazione, ma è possibile accelerare il processo con un approccio strutturato, consolidato e personalizzato sulla specifica realtà. Non bisogna darsi per vinti.

Occorrono invece professionisti specializzati e caratterizzati da competenze trasversali che non solo sappiano cogliere le sfide sempre più impegnative ed i ritmi sempre più incalzanti di un mercato definitivamente globale, ma che siano in grado trasmettere questa filosofia al cliente.

Occorre pianificare insieme una strategia vincente, affidarsi ad una consulenza aziendale e condividere i progetti di crescita e cambiamento appunto.

Di Francesco Scandale

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